delitti senza onore in turchia

Morire per essere scappate da un marito violento o da un matrimonio imposto. Uccise per un sospetto di adulterio. Oppure spacciate perchè vittime di stupro, magari proprio da parte di qualche parente: persa la verginità, la donna è “disonorata”, non più maritabile e quindi priva di valore economico. Per la famiglia, soltanto un peso. O ancora, condannate per aver portato i pantaloni, per aver scritto un letterina al compagno di classe, o per essere state sorprese mentre si parlava dalla finestra ad un uomo.
Nonostante il Parlamento abbia recentemente varato una legge che punisce con l’ergastolo il delitto d’onore, ancora oggi in Turchia almeno una donna al giorno muore per “lavare l’onta”. Secondo un rapporto stilato dal Ministro turco per le Pari Opportunità delle donne, Nimet çubutçu, negli ultimi cinque anni 1806 donne sono state uccise da fratelli, padri, figli e mariti per “questioni d’onore”. Ma ancora più spesso la minaccia è stata più che sufficiente a toglierle di mezzo: sono state ben 5375 – sempre secondo la çubutçu – ad essersi suicidate sotto pressione familiare, per le torture o semplicemente per la paura. Pratiche socialmente giustificate: “E’ vero che il delitto d’onore è un atto di violenza contro le donne diffuso in ogni angolo del pianeta”, spiega Sevim Salihoğlu, segretaria generale Dell’Associazione Turca per i Diritti Umani, ” ma in Turchia i diritti delle donne vengono sistematicamente violati grazie alla dominante mentalità militarista, maschilista e anti-democratica. Quella del nostro Stato è una politica di violenza. L’uomo ne è la prima vittima, e ne importa i frutti fra le mura domestiche, proiettando violenza contro mogli, sorelle e figlie”. Non a caso la maggior parte dei delitti d’onore si svolge nelle province curde, il che genera un “razzismo nel razzismo”: un ulteriore motivo per discriminare le province ribelli. In realtà l’onore legato al controllo del corpo delle donne, considerate possesso esclusivo dei parenti maschi e del marito, è un valore altrettanto diffuso fra i turchi, e la sua importanza cresce dove la povertà e l’abbrutimento aumentano. Perchè il fenomeno del femicidio si sposta insieme al disagio sociale: sempre più donne ne sono vittima nella modernissima Istanbul o nella ricca zona di Marmara. Milioni di profughi interni (l’esercito ha raso al suolo più di 3700 villaggi curdi), spesso incapaci di parlare altre lingue oltre al curdo, confluiscono nei centri urbani senza alcuna speranza di impiego, dimora o inserimento sociale. Se interrogati, rispondono invariabilmente che l’onore delle loro donne è tutto ciò che rimane loro. Ma non sono i soli: Istanbul ed Ankara pullulano di una nuova, inquietante piccola borghesia ultra-conservatrice. Un recente rapporto stilato dall’UNDP (United Nations Developement Program) in Turchia mostra come per le nuove generazioni di queste fasce emergenti, per i ventenni che studiano all’università e che si rifugiano nell’ultranazionalismo turco e delle tradizioni più patriarcali, l’onore incarnato dalle proprie donne sia cruciale. Controllarle è quanto di più importante ci sia nella vita, affermano. Il laicismo imposto dallo Stato, poi, non facilità la mobilità sociale: a molte donne non è permesso uscire di casa se non “al riparo da sguardi indiscreti”. Intrappolate fra il divieto legale di indossare il velo a scuola o a lavoro e l’imposizione di un rigido codice comportamentale in famiglia, rimangono recluse per tutta lavita fra le mura domestiche e, se disonorate, non avranno i mezzi per sfuggire ai familiari disposti ad inseguirle per anni. Perchè chi non lava l’onta viene respinto dalla società, privato del saluto e del rispetto, spesso costretto ad abbandonare il villaggio. Soprattutto nel caso che ad essere coinvolta sia una moglie in fuga: l’abbandono del tetto coniugale e la richiesta di divorzio sono, ancora oggi, il movente della maggor parte dei delitti d’onore nella terra di Mustafa Kemal. E perchè fuggire, poi? Infondo, come si dice in Turchia, “un marito che ti ama ti picchia”.

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