Da Beirut Nicholas Noe, direttore di Mideastwire, commentatore dei discorsi di Sayyd Hassan Nasrallah ed esperto in relazioni fra Stati uniti e Partito di Dio risponde a Left
Da più di un anno gli islamisti di Hezbollah sono allineati con l’ex-generale Michel Aoun, sostenuto dal 60% dei cristiani libanesi. Una fase che sta cambiando entrambi?
Il fatto che per la prima volta vi sia stata un’alleanza interconfessionale fra il maggior leader cristiano ed il principale partito sciita resistendo a tutte le pressioni, ivi incluse le sanzioni statunitensi contro Michel Aoun e i suoi sostenitori, per non parlare della guerra e dell’impasse politica sulla presidenza, la dice lunga. Forse, a livello di contenuti, quest’alleanza è più profonda di quanto non sembri. Portarla avanti ha cambiato entrambi. Sia la leadership dei partiti che l’elettorato stesso si sono, gradualmente, abituati gli uni agli altri. Nell’ultimo anno Hezbollah ha smussato molte delle proprie posizioni.
E a proposito dei reali rapporti fra Siria e Hezbollah?
La Siria, finchè è rimasta in Libano, ha proibito a Hezbollah di partecipare alle elezioni oltre certi limiti, per avvantaggiare Amal di Nabih Berri, cliente storico di Damasco.La scorsa settimana Nasrallah durante un’esternazione ha asserito che ormai è più l’influenza di Hezbollah sulla politica siriana che viceversa. Credo che sia in qualche modo vero. Hezbollah, specialmente dopo la guerra del ’06, gode di una posizione particolarmente forte, che la Siria non è in grado di occupare. Per una serie di motivi. Il primo fra tutti è che, al contrario di Hezbollah, la Siria non avrebbe la capacità di opporsi militarmente a Israele. Ma gli interessi siriani in Libano sono diversi da quelli di Hezbollah. Lo dimostra appunto l’alleanza con Aoun (nemico storico di Damasco, nda). Di certo non è gradita alla Siria ma è stato Nasrallah a imporla riconoscendolo come unico portavoce dell’opposizione col quale tutti, Siria inclusa, dovevano negoziare. È un peccato che la diplomazia occidentale non presti attenzione a queste differenze, approfittandone.
Fino a che punto il Partito di Dio è sottomesso ai dictat iraniani?
A livello teologico c’è un legame molto forte fra clero sciita libanese e iraniano. Ma il partito di dio ha le sue correnti interne. Ad esempio il blocco parlamentare è molto pragmatico e in linea con xxx sayyd hxx fadlallah, il cui pensiero è profondamente distante da quello del regime iraniano. Quella di Fadhlallah è una corrente molto importante di Hezbollah, più arabo-nazionalista e critica del partito stesso. Un esempio ne sono le elezioi del 2005, quando Fadhlallah ha vigorosamente criticato l’uso di fatwa (pareri giuridici islamici) per convincere gli sciiti che era un dovere religioso andare a votare per Hezbollah. Anche la sottomissione del partito al giudizio del suprxx sta cambiando. Hezbollah non chiede più fil parere dei giureconsulti iraniani prima di intraprendere scelte politiche e alleanze. Lo trovo un segnale molto importante.
Girano speculazioni su piani iraniani volti a rimpiazzare Nasrallah, ormai difficilmente controllabile, col numero due del partito, Naim Qassem.
Ironicamente, è l’esatto contrario. Qassem è seguace di xx Fadhlallah, che si oppone anima e corpo all’autorità di xx Khamenei e di tutto il clero conservatore iraniano. Ha persino accusato il regime iraniano, nel 2002, di aver tentato di ucciderlo. Questa storia del cambio di guardia è stata fabbricata dal quotidiano al Sharq al Awsat in base a qualche maldestro piano dell’intelligence saudita, (l’estabilishment saudita, principale finanziatore del jihadismo, si oppone al Partito di Dio come all’Iran). L’obiettivo era intaccare Hezbollah, presentandola come un’organizzazione in crisi. Peccato per la scelta paradossale dei pesonaggi, che la rende incredibile.