Mondo arabo, un altro sabato di sangue

E’ ancora il Bahrain la peggiore emergenza umanitaria, dopo che venerdi’ la polizia ha attaccato l’ospedale di Manama tagliando le line telefoniche ai dottori per impedire di divulgare la notizia che nell’obitorio si contavano almeno sessanta corpi. Perlopiu’ vecchi e ragazzi, oltre che una ragazzina di almeno due anni la cui foto ha fatto il giro d’internet. Il secondo  massacro della rotunda di Lulu – occorso venerdi’ quando la polizia ha fatto prima entrare I manifestanti che porgevano fiori e rami d’ulivo agli agenti, e poi ha aperto il fuoco non appena si sono seduti –  e’ stato seguito dall’annuncio, da parte della casa reale, del ritiro dei mezzi dell’esercito dalla citta’. Ma ormai sembra troppo tardi per cercare la conciliazione, e la gente della minuscola isola sembra intenzionata ad abbattere non soltanto il regime di apartheid che riconosce piena cittadinanza soltanto ai musulmano-sunniti, ma direttamente a liberarsi del re Al Khalifa. Impresa che sembra impossibile, visto il terrore della vicina Arabia Saudita di vedere una democrazia nel cuore del Golfo del petrolio, per giunta a maggioranza sciita. In Yemen, nella capital Sanaa, gli scontri armati fra manifestanti e milizie fedeli al regime hanno causato un altro morto ieri  mentre ad Amman una scena simile – da un lato una protesta contro de Abdullah di Giordania, dall’altro un corteo di sostenitori del regime – ha registrato sette feriti.  Intanto in Algeria una cinquantina di manifestanti si sono visti negare ieri, con la forza, il permesso di manifestare.

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