DisPersia

—postcards from realized islamism?

Ok at least now I have put together two aspirations for my life. The first one, agreed, it’s to always live by the sea.

The second is to never again find myself in Bushehr.

march/17/20–

Tehran

Here in Tehran, the weight of dreams. The weight of dreams is umbearable. And I dream every minute. I dream of my return to my dirty nervous Beirut on the edge of its homemade war.

Dreams, they have their weight. But at least they are for free. No one will come claim their toll once reality comes shuffling. Dreams, once they’ve done their thing,  either you forget them or else reality turns out to be even better.

Therefore I can only keep dreaming – each centimeter, each second I shall spend in this country. Cause after each Revolution there comes the Counter-Revolution but the worse, the worse it’s what comes after each Counter-Revolution: the dire formidable Anti-Revolution.

And that is what’s leaving me so damn alone in Tehran.

march/18/20–

march/19/20–

Tehran-Bushehr-Sanandaj

running to stand still, cioè tanto vale partire. tanto mi brucia tutto addosso, ho un’ansia di cose incompiute e lontane da qui, tehran soffoca, non ho baricentro. allora ricerco il mio punto fermo: parto. prendo il punto più lontano, quanto iran vedrò da tehran a bushehr? ma serve davvero andare fino al golfo persico? serve perchè un’ansia di cose lontane e incompiute mi brucia addosso, parti gioia, parti. e allora prendo il primo autobus. arrivo pure in anticipo al terminale sud, la strada mi brucia sotto il culo si direbbe. ho bisogno di tirare indietro il sedile, addormentarmi in viaggio, tornare neonata. lo so che quando sono sola lungo la strada passa tutto. è la mia dimensione fetale. la mia culla a quattro ruote. sto bene e basta. il golfo persico. e chi ci avrebbe pensato fino a ieri. partiamo. che saranno mai venti ore, basteranno? sono così avida di strada. finisce sempre che parto senza pensare all’arrivo. giuro, va sempre così, subisco ogni metro di strada con ingordigia. ecco perchè mi piace spararmi migliaia di km si strada. perchè è l’unico momento in cui non mi proietto nel futuro, vivo il presente e amen. in viaggio, tutti i cerchi si chiudono, torno a respirare. l’animale sta bene. verso le quattro del pomeriggio, con la schiena che già brucia, le ossa rotte, la circolazione informicolata l’autobus che non si ferma a un cesso da sei ore (dannati persiani che trattano le donne come vacche, quanto mi mancano gli arabi e il loro timore reverenziale), il velo che mi scioglie, seguo le linee del deserto e mi metto a piangere. scopro di amare tutte le mie ansie, tutta la mia lontananza, tutta la mia voglia di cose lasciate per strada, la mia roulette russa di beirut che chissà se ritorverò. sto bene. improvvisamente piena. e tutto quel che mi faceva male ora, è soltanto grazia ricevuta. scorre tutto lento dentro di me, trabocca e mi fa piangere di gioia. frignona. e va tutto bene.

march/20/20–

Bushehr

ok, se non altro adesso ho due obiettivi nella vita. il primo abbiamo detto è di vivere sempre vicina al mare. il secondo è di non ritrovarmi mai più a bushehr.

arrivo nella città dell’atomica alle tre di mattina, buio pesto ed aria che puzza di marcio.

io, alessandro magno ed una centrale nucleare da qualche parte. tutto il resto è deserto.

bushehr, se c’è, dev’essere parecchio lontana. forse è uno scherzo. forse bushehr non esiste, è un’illusione creata per ingannare viaggiatori che hanno voglia di bruciare strada. ecco, l’ho sempre detto che avevano ragione gli anti imperialisti quando dicevano che il nucleare iraniano era una balla cospirazionista per far muovere l’economia post capitalista a colpi di conflitti mondiali etc etc etc.

e sono le tre. e è buio. e sono sola. e l’aria puzza di marcio e cosi’ via.

sottotitoli dal mio cervello: «obbrava gioia. e ora buon divertimento».

resto lì facendo finta di pensare qualcosa. magari qualcosa in farsi. mi raggiunge un taxi, quindi bushehr esiste, mi porti dove vuole dico, sono a corto di idee, quello non capisce, io non farso il farsi, -menomale- e parte verso la città. chiamiamola così. almeno esiste. il mercato del pesce, cioè la città, è un esercito di serrande abbassate e cartacce che volano nel buio. mi avventuro coi bagagli verso un hotel, l’unico che vedo, butto tutti giù dal letto, scopro che il prezzo è fuori budget, torno in strada. sono le quattro, è buio, l’aria puzza di marcio e io ho rotto i collegamenti col cercello per non litigare. pensa gioia, il golfo persico, sogno sotto lo zaino. alla fine faccio quello che chiunque farebbe nel mio caso, alle quattro di mattina con l’aria che puzza di marcio: – mi faccio arrestare. ci vuole poco. una donna sola a giro per bushehr alle 4 di mattina basta a svegliare mezza città. in centrale saltano giù dalla branda, corrono in ciabatte verso il mio passaporto, ma lei che ci fa qui a bushehr scusi? cerco un hotel, rispondo tranquilla. ah, eh, ceee, chishé, commentano alla fine mi trovano loro un hotel. chiamiamolo così. mi ci portano in gran pompa, con scorta di volanti e telefonate multiple. un ometto rimasto ai tempi dello scià scende in strada stropicciandosi gli occhi, si divincola con la polizia, un braccio qua una mano là, piglia e mi porta su. salgo le scale, sfatte e sporche, e salgo e salgo. «qualsiasi cosa, non sarà mai peggio del dormitorio per braccianti siriani di tripoli veeero?», dico in italiano all’ometto divincolante. ma avevo sottovalutato il dormitorio per pescatori di bushehr.

march/21/20–

kurdistan

attraverso il khuzestan la notte di capodanno. occhi aperti, sensi tesi, non riesco a dormire, voglio vedere ancora e ancora. nella veglia respiro l’aria di nafta di questa terra bucata. nella veglia vedo i fuochi dei pozzi, la stanchezza li duplica e li triplica, gli occhi mi bruciano. l’aria densa cambia temperatura quando li costeggiamo. è un altro pianeta, il khuzestan. la palude, la nafta, la povertà. sotto questa terra ribolle violenta una ricchezza inestimabile, che fa ansimare il mondo e sudare le borse, mentre la gente del khuzestan vive in baracche. nella veglia vedo i posti di blocco, la polizia che sale di continuo, avessimo a rubargli un litro del petrolio che lo stato ruba alla gente del khuzestan. tehran con gli ascensori sopra le strade, il khuzestan con le baracche sulla palude. nella veglia vedo le case illuminate a candele, in una sola stanza si dorme per terra accanto al bancone delle cose da vendere, nella veglia distingue i corpi fra le casse di coca cola aranciata doguh zamzamzam ab-portucal etc etc. nella veglia traccio i crinali del deserto col dito, trattengo il respiro alle curve, penso al sinai lontano e alla notte nelle capanne dei beduini, quando tutti il mio disordine combaciava ed ero al limite del mondo, in pace di fronte al mio caos compiuto. anche quello ha un senso adesso, vuoto a rendere. nella veglia vedo l’alba, i monti del kurdistan, gli spigoli verdi. possibile che qui le case non abbiano porte, finestre, che le strade siano deserte, interi villaggi, città, dove sono andati tutti? arrivo a sanandaj svuotata ed euforica. il nuovo anno è cominciato da 40 minuti.

march/23/20–

(randoms locked in my disPersia-ed room)

Dimitra says there are no secrets, just defences.

She also says travel is a sacred thing, a fragile thing, and that’s why we have to go through it by ourselves, alone but not always alone, cause if you’re lucky you find a travel companion along your way, and this is another cathegory, it’s not a lover, it’s not a friend. A travelling companion, full stop. If you find one, it’s one only. But mostly you never find it. Lawrence Durrel he says that travel, like genius, is a gift of gods.  Matessis says that, compared with northern Europe, us from the mediterranean we’re the people of touch. Kathleen says that it’s easy to seduce a man approaching his forties of fifties, cause they surely are entering their age crisis while men of thirty, thirty two, they still didn’t get how much they failed so they still have attitudes. And she also says «I mean in the end i gave it to him so that he’s shut the fuck up». As for me, I say that whoever knows how to read coffee cups can already foresee everything, knows all but anyways sometmes coffee cups get stuck. Brecht he says that when Mister Kooner realized his boat was nowhere, he hoped for the water not to come further up. Only when the water reached his chin he stopped hoping. And that’s when he started to swim. He understood that the boat, the boat was himself. And Dimitra says this one’s a good advise before i start my travel – “cruelty and a sense of offended justice would not justify me as i felt free to do it. But after all I felt it would have been sensless to sacrifice everythig only because I was slightly unnerved by the wind”. The instruction sheet of my painkillers asks to be kept away from the reach of children, bjork says lust for comfort suffocates the soul. My boss says amen, even if they shoot you in your legs can’t you still write with your hands? In Opium, Jean Cocteau says that young Asia does not smoke cause Opium  was a thing of grandfathers, while europe does opium as the grandfathers did not smoke. But since Asia is now miming Europe, i twill be up to u sto take opium back where it came from. Marx, he says that natural economy money economy and credit economy are three phases within the same dynamics of economy, both characterizing social production. No? No? I suppose journalists when they lie they don’t even know they’re lying, the just get lost into poetry and history while they search for some style. Until it all spins back against them. Alfredo says this year he’ll vote for the Red Brigades. Dimitra says she’s reading me from pages she underlined in the past, therefore she’s passing me a part of her soul. I say soul must be a feminine noun.

But maybe not.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Connecting to %s